Scaldare i motori: protocollo aggiornato di preparazione alle sessioni

Ad oggi sono passati circa due mesi dalla prima sessione a cui ho avuto il piacere di partecipare in Karjano e non passa giorno che non ringrazi per questo dono (l’idea di questa piattaforma) che la vita mi ha fatto però… c’è un però: questo progetto, è vero, in qualche modo mi è stato dato dall’Universo ma l’Universo si è dimenticato di farmi avere anche il libretto di istruzioni. Ho come la sensazione di aver ricevuto in regalo un’astronave da condividere con altri esseri umani per viaggiare in universi sconosciuti ma… senza il manuale d’uso. Capita spesso dunque, e mi auspico che con la partecipazione alle sessioni di molti capiterà sempre di più, che  qualche nuova informazione e idea su come utilizzare questo prezioso “Gioco” si faccia scoprire, giorno dopo giorno, sessione dopo sessione.

Mentre scrivo, in realtà, ne avrei diverse in mente ma, in questo post, mi concentrerò su quella che, a mio modo di vedere, in questa fase sembrerebbe essere quella più importante ed urgente di tutte: come scaldare i motori prima di iniziare una sessione.

Con l’espressione scaldare i motori intendo mettere, nel minor tempo possibile, il nostro apparato psicofisico nella condizione migliore possibile per Lavorare in Karjano al meglio delle sue possibilità cosa che, fino ad oggi, né il sottoscritto né gli altri partecipanti alle sessioni abbiamo considerato. Scaldare i motori significa prendersi un tempo minimo per garantire un innalzamento della qualità del Lavoro, della sessione, a beneficio di tutti i partecipanti.

Da una serie di letture relative al funzionamento del nostro cervello e conseguenti ragionamenti ed elucubrazioni (forse anche di intuizioni?) che ne sono scaturiti negli ultimi giorni, credo di aver colto un concetto tanto importante quanto scontato, che però fino ad oggi tendeva a sfuggirmi: 3 soli minuti di preparazione personale prima di incominciare una sessione di Lavoro in Karjano porteranno a catena una serie di risvolti incredibili e potenti.

I 3 benefici principali, per me più evidenti, sono:

  1. Reperimento delle immagini nel tuo Mundus Imaginalis più rapido e veloce
  2. Miglioramento della qualità delle azioni, reazioni, dialoghi e uso dei cinque sensi del tuo personaggio
  3. Connessione inconscia / animica potenziata tra te e gli altri partecipanti della sessione

… con tutto ciò che ne consegue. In ogni caso, sono persuaso che sperimentando e ottimizzando la tecnica per scaldare i motori, magari anche grazie ai tuoi suggerimenti, la lista andrà presto integrata!

La tecnica

Dal momento che ogni individuo è differente, credo ci possano essere tanti metodi per scaldare i motori quanti i giocatori registrati su questa piattaforma. Del resto, se anche tu hai avuto la fortuna di partecipare a vari seminari o di poter mettere a confronto diverse tecniche olistiche (in senso lato), ti sarai reso conto che ogni formatore / coach / operatore, prima di iniziare una sessione, in genere offre la possibilità di fermarsi, centrarsi, concentrarsi, rilassarsi al fine di permettere alla sua tecnica di funzionare meglio.

In questo senso, le visualizzazioni vanno per la maggiore: “stai scendendo in una caverna…”, “delle radici si diramano dai tuoi piedi e si connettono al centro della Terra”, ecc…

Siccome qui in Karjano tutto è visualizzazione, o meglio, tutto è visione nel tuo Mundus Imaginalis, direi che le visualizzazioni iniziali potrebbero non fare realmente una gran differenza. Certo, è da provare, anzi: se tu individuassi una visualizzazione che ti consente di migliorare le Sessioni ti prego di farmelo sapere.

Tuttavia, la tecnica che ti propongo per scaldare i motori in Karjano, è molto più fisica e molto meno mentale: si tratta dell’unione della cosiddetta tecnica del masking e della respirazione circolare (per quanto riguarda la parte fisica) unita a un briciolo di insegnamento del mitico maestro indiano Yogananda (per quanto riguarda la parte sottile – mentale, animica, spirituale -).

Respirazione vellutata e masking

In questo periodo, ho riscoperto uno di quei libri che deve avermi ispirato, negli anni, la metodologia Karjano: Il Fattore Einstein di Win Wenger e Richard Poe. Lo ritroveremo spesso nei prossimi articoli e tutorial perché offre talmente tanti spunti interessanti collegati a Karjano che finirò col fare delle sintesi degli aspetti che più sono connessi con questo progetto.

Ne Il Fattore Einstein, il cui focus di partenza è incentrato quasi esclusivamente sull’aumento del Q. I. del lettore, vengono spiegate un mare di tecniche atte allo scopo; inutile dire che, da un punto di vista più esoterico, l’aumento di Q.I. non può che essere un effetto collaterale di qualcosa che avviene a livello più animico o spirituale. Mi piace perciò pensare a come, in realtà, aumento delle facoltà intellettive e potenziamento delle attività Immaginali siano strettamente connesse, dunque, da questo testo si possono, dal mio punto di vista, estrapolare indirettamente delle informazioni e delle tecniche estremamente preziose per il Lavoro che avviene nelle sessioni di Karjano, sebbene il presupposto di partenza di questo libro faccia base in un territorio più razionale e piennellistico.

Veniamo al sodo: una delle tecniche più semplici ed efficaci presentate da Il Fattore Einstein  per potenziare il proprio Q.I. (e dunque, aggiungo io, per viaggiare meglio nel nostro Mundus Imaginalis) è quella di ossigenare il cervello. Banale, potresti pensare, si torna alle solite tecniche di respirazione trite e ritrite. No, in base alla mia esperienza diretta, la questione respirazione non è banale: è semplice ma non è banale.

Cito testualmente dal libro: “Aumentare l’afflusso di ossigeno verso il tuo cervello comporterà due cose. Prima di tutto attiverà ossigeno in alcune aree cerebrali che generalmente rimangono inattive per mancanza di sangue.” Questa è la parte che ci interessa di più: l’attivazione di varie aree del cervello, tendenzialmente non utilizzate. Torneremo su questo argomento perché è proprio qui che si nasconde il segreto dell’aumentare la percentuale di cervello utilizzata: dal 10% comunemente utilizzato, mediante le tecniche del libro, si può passare a percentuali più elevate e, si sa, ad incrementi di questo tipo si affiancano effetti collaterali assai promettenti in vari ambiti.

Il paragrafo continua: “In secondo luogo [ossigenare il cervello], rallenterà la morte continua di cellule cerebrali […] Puoi arrestare o addirittura invertire questo processo aumentando il tuo afflusso di sangue al cervello”. Ovviamente, poi, il libro riporta e presenta tutta una serie di studi accademici a supporto delle sue tesi. Molto interessante, consigliato.

Il Fattore Einstein presenta inoltre una variante molto interessante di una tecnica di respirazione adatta a questo duplice scopo, una tecnica che avevo già incontrato in passato nel mio percorso personale: la respirazione circolare, nel libro definita come respirazione vellutata che va ad intersecare la tecnica del masking.

Il libro spiega la respirazione circolare in questo modo: “Inspira ed espira in modo così fluido da non porre alcuna pausa tra l’inspirazione e l’espirazione. Il tuo respiro dovrebbe semplicemente essere unico, lungo, continuo,  fluido […]”. E’ molto semplice: basta respirare senza fare pause. Questa è un’ottima tecnica di concentrazione che gli autori presentano come propedeutica all’utilizzo delle tecniche mentali espresse nel libro. Aggiungo io, in base ad esperienze personali e a seminari seguiti sull’argomento, che effettuare questo tipo di respirazione circolare non con il naso ma con la bocca spalancata in una gicantesca A ossigena rapidamente ed incredibilmente il cervello anche senza dover “pompare” o sforzare in alcun modo. Tieni un ritmo di respiro sereno, tranquillo, anche lento, ma fai respirazione circolare respirando con la bocca spalancata e ti accorgerai subito dell’enorme quantità di ossigeno che raggiungerà la tua testa.

Per masking, invece, gli autori del libro intendono l’uso di una maschera facciale per aumentare il livello di anidride carbonica del sangue. Ti ricorda qualcosa, di questi tempi? Ovviamente, un conto è giocare a mascherarti da chirurgo, indossando una mascherina tutti i giorni dell’anno anche quando sei distante centinaia di metri da altri individui o quando ti trovi in macchina da solo; un altro è quello di aumentare leggermente il livello di anidride carbonica nel sangue tenendo le vie respiratorie coperte per circa un minuto.

Nel libro viene spiegato infatti come un breve e temporaneo aumento temporaneo di CO2 nel sangue attivi automaticamente un meccanismo di autodifesa istantaneo: le carotidi, ossia le arterie che portano sangue al cervello, si dilatano istantanemente per permettere un maggior afflusso di sangue. Tale effetto non svanisce nel momento stesso in cui le vie respiratorie vengono liberate ma, al contrario, perdura per alcuni minuti.

Di conseguenza, abbinando ad 1 minuto di masking ad anche solo due minuti di respirazione circolare a bocca aperta, si ha un’esplosione di ossigeno nel cervello in grado di portare con sé tutti gli effetti positivi citati sopra e forse anche di più!

Yogananda docet

Se poi, alla meccanica dell’esercizio respiratorio appena descritto, proviamo ad applicare il concetto di vuoto mentale passivo insegnato in molti passaggi biografici di Yogananda, direi che abbiamo una formula magica per giungere alla Valle del Momento nella miglior condizione mentale e spirituale possibile con soli 3 minuti di esercizio.

In pratica, niente visualizzazioni, niente immagini, mantra o alcuna distrazione: pura passività. Arriva un pensiero? Lo ringrazio e lo lascio andare, come una nuvola che passa nel cielo, direbbero i maestri di meditazione.

Svuotare la mente… più facile a dirsi che a farsi. Forse è impossibile fin tanto che non hai raggiunto l’illuminazione. Ma “tendere a…” è alla portata di chiunque.

“Non penso a niente…. non penso a niente… che bella la serie Tv che ho visto ieri… oh, porc! Sto pensando alla serie Tv, Grazie bel pensiero ora puoi andare… Non penso a niente, non penso a niente…” e così via. Nel tempo, dicono, si può arrivare addirittura veramente a NON pensare a niente, nemmeno alla frase “non penso a niente”: prima per uno o due secondi, poi per cinque… poi assicurano anche per minuti e, chi pratica molto questo tipo di meditazione, assicura anche per delle mezze ore o delle ore con risultati spettacolari per l’anima, lo spirito e, addirittura, il corpo!

Ma non siamo qui per diventare dei campioni di meditazione passiva: piuttosto siamo qui per divenire dei veri e propri campioni di Karjano!

Come scaldare i motori prima di iniziare una sessione di Karjano

Bene, per diventare campioni a Karjano, ti basta solo l’ausilio di un cronometro e 3 semplici minuti prima di iniziare a ticchettare spasmodicamente sulla tastiera. 3 minuti che potrebbero fare letteralmente miracoli:

  1. Svuota la mente e non pensare a niente: se ti capita un pensiero ringrazialo e lascialo fluire come una nuvola nel cielo
  2. Copri leggermente le vie respiratorie per 1 minuto (continua a non pensare a niente)
  3. Scopri le vie respiratorie e pratica la respirazione circolare per 2 minuti (ricordati di farlo con la bocca spalancata e non con il naso)

Ecco tutto: 1.600 parole per un’istruzione così semplice. Nella prossima sessione di Karjano, prima di buttarti a capofitto sulla tastiera, ricordati prima di scaldare i motori!

Di cuore.
Francesco

 

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