Salviamo Karjano! 01 – Il mercato si immobilizza

Il mercato rumoreggia con un chiasso simpatico di venditori, bancarelle, odori e musiche. Il sole della mattina volge alle 11. Thurun, barcollante per le miriadi di odori, rumori e suoni, volta il capo di qua e di là rapito come un bambino da ciò che gli sta intorno. “Vecchio ma questo posto è strepitoso! Ma… ma quelli sono dei nani!” esclama esterrefatto. Ci sono danzatrici che volteggiano con gonne tutte colorate a strisce; “Che belle, sono tutte colorate e volteggiano come dei sufi” commenta Kiwi.

Marte sorseggia una birra e fuma un sicaro, rilassato e seduto in solitaria a un chiosco. Thurun continua a commentare ciò che vede intorno, sgranando gli occhi: “E guardate, quella ha la pelle verde ahah ma che razza di posto è questo, devo aver esagerato con quei funghi lungo la strada. “Daaaai, troppo carini quei nani, Thurun” esordisce Ayin cercando di attirare l’attenzione di Thurun.

Marte, scorgendo Ayin tra la folla, si mette una mano sugli occhi, disperato, sperando di non farsi notare. “Quella stupida ragazzina, speriamo che non mi veda” dice mentre si fa piccolo piccolo. Dopo essere stato immobile per un bel po’ a guardarsi attorno, Thurun si avvicina al bancone di fronte al quale è seduto anche Marte. “Oste, due birre per me e un ‘altra per il vecchio” grida entusiasta.Iil barista interpellato da Thurun, mentre serve da bere risponde indignato: “Ma come parli deficiente? Oste…ma che siamo in al di qua secondo te qui? Oste…”. “Ehi modera i toni, stai parlando con un cavaliere!” sbuffa indicando il cavallo stramazzato a terra che riposa alla periferia del mercato.

Nel frattempo, si avvicina anche Ayin: “Vecchiooooo, ci sei anche tu! Quasi quasi sono contenta di vederti, guarda” dice a Marte che cerca ancora di nascondersi. Thurun osserva Marte mentre cerca goffamente di nascondersi tra le grosse mani e si rannicchia; “Vecchio ma perché cerchi di nasconderti da Ayin? A volte è strana ma in fondo è apposto” commenta sorseggiando la frizzante birra amara appena giunta. Ayin tenta con tono seduttivo: “Sentite ragazzi, se mi offrite una birra vi racconto una cosa sconvolgente”. Marte recalcitrante saluta: “Ciao ragazzina, come stai? Oggi è il mio giorno libero, sai? Non voglio rogne qui né sono interessato alle tue stramberie. Vai ad importunare qualcun altro per favore.” “Dai Ayin te la offro io una birra. Ost…ehm signor porgitore di bevande alcoliche, una birra per la signorina” richiede Thurun solennemente.

Kiwi si introduce nella conversazione avvicinandosi ad Ayin: “Anch’io voglio ascoltare, non mi filate per niente!”. Ayin si rivolge a Thurun con gli occhi a cuoricino: “Sei sempre così gentile Thurun”. L’odore del cibo in preparazione arriva sfizioso alle narici di tutti. “Thurun, perché due birre?” chiede cercando di ignorare Ayin mentre Marte commenta scocciato  “Ci mancava anche l’indiana”. Thurun ritorna ad importunare il barista mostrando un sorriso a 32 denti… piuttosto gialli. “Una birra anche per Kiwi se non le dispiace”.

Ayin si volta verso Kiwi. “Kiwi tu sei una delle rare persone intelligenti in questa combriccola di smidollati. Ho notizie importanti. “dice melliflua. Kiwi si avvicina ad Ayin: “dai racconta!” Ayin torna sull’argomento: “Kiwi è tempo che dobbiamo affrontare noi la questione, ascoltami, è una storia bizzarra ma so che tu mi crederai”. Thurun borbotta verso Ayin: “Beh…questo racconto allora?”. Marte esordisce chiedendo con falsa curiosità: “Coraggio, facci ridere Ayin, quale strambieria vuoi raccontarci oggi?”.

La vitalità del mercato con i suoi odori, le sue musiche e le danzatrici continua imperterrito. Thurun emette un rutto a gran voce prima di iniziare a scolarsi il secondo boccale. Ayin dice stizzita “Smettetela di essere sardonici. È una storia grave. Se mi ascoltaste invece di ruttare ve ne accorgereste.” Kiwi porge una birra ad Ayin: “Ayin, prendine una, è per te!”; mentre la schiuma inonda il labbro superiore esclama “mmmh…buuonaa!”. “Kiwi ascoltami, io so che tu puoi capire” dice Ayin prendendo Kiwi per un braccio per appartarsi. “Per tutti i platani della foresta di fuoco, se è così grave allora racconta, non tenerci sulle spine” esclama Thurun con la bocca impastata di luppolo. Kiwi si avvicina con fare furtivo ad Ayin. “Si, dai, dimmi!”, dice guardandosi intorno per valutare se ci siano ascoltatori inopportuni.

Ayina inizia dicendo “Si tratta di Karjano…è accaduto che…” ma improvvisamente la sua bocca, che continua a muoversi, smette di emettere alcun suono. Marte intanto riaccende il sicaro, dà una tirata e sbuffa il fumo che si espande come una nuvolona attorno al volto di Ayin. L’odore piacevole del sigcaro, dolce-speziato, si espande tutt’attorno. Un passante che trasporta un carico di mele crea baccano inciampando e facendo rotolare tutto a terra: per un momento, il fracasso sembra coordinarsi con Ayin e riempire i vuoti lasciati dalla sua voce. Ayin prova disperatamente a parlare cercando di spiegare tutto ma compaiono solo alcune parole: “maledizione…matrix…scomparsa…mago nero…sogno…”. I rumori del mercato iniziano a farsi più flebili. A mano mano sempre meno voci, sempre meno musica, sempre meno chiasso. Il livello del suono generale scende impercettibilmente ma inesorabilmente. Kiwidinok si guarda intorno e cerca di captare le parole di Ayin: “Non sento nulla, vedo solo muovere le labbra…ma non esce suono. Che diamine succede?”. Dalla bocca di Ayin escono ora solo sillabe frammentate: “a…i…u…t…o”. “Ma che diavolo accade qui…hic…che c’era in questa birra? Oste…ehm…uomo delle birre? Signore?? Eeehi?” gracchia intanto Thurun verso il retro del bancone, ma dopo poco nota che non c’è più nessun barista a servire.

Tutto il mercato si ferma. Sono tutti immobili nell’ultima posa plastica in cui si stavano muovendo. Un silenzio surreale avvolge l’intero mercato, non ci sono né voci né movimento, è come un fermo immagine. “Ma che…” sbalordito, Thurun gira il capo velocemente verso i compagni, accertandosi che non siano immobili anche loro. “Vecchio, ma … e questo che diamine è ? Uno dei tuoi scherzi balordi?”. Si sente solo il suono delle foglie di Albero e una cascata in lontananza. Nessun altro suono circonda le surreali scene del mercato della valle. Kiwi si avvicina alle danzatrici e si accorge che una patina trasparente è posta intorno a ciascuna di loro, immobili nell’ultimo passo di danza. “Ma che diavolo succede qui?” chiede Marte stupito guardando i tre compagni di bevuta, mentre il sicaro gli cade per terra nella polvere. Thurun si avvicina all’uomo che era inciampato per terra col carico di mele e tenta di toccarlo. Si accorge che la mano passa attraverso al corpo, come fosse inconsistente. “Hic! Sarà la birra!” dice Kiwi cominciando a ridere, e si avvicina a toccare le danzatrici; la mano affonda in una sostanza gelatinosa.

Ayin intanto fa un gesto stranissimo e risoluto come per scrollarsi di dosso dei demoni oscuri e comincia a parlare velocissima come un disco a 78 giri: “Karjanostamorendoealloratuttinoiscompariremonelnullaperchèdovecitroviamoètuttoillusorio” mentre Marte chiede sbigottito: “Thurun, la tua mano è passata oltre a quel signore o mi sbaglio?”. Poi si rivolge ad Ayin: “Calmati, calmati Ayin, che cavolo stai dicendo non si capisce niente! Bevi un sorso di birra e riparti daccapo!”. “Non poss….” Ayin cerca di parlare normalmente ma di nuovo non emette suoni comprensibili. Thurun risponde a Marte: “Si vecchio ma Kiwi invece sembra abbia toccato un budino…che storia è questa, dannati funghi”. Spaventato dall’esibizione di Ayin : “Che?? Che diam..?? e ora che ha questa?” Prende il boccale di birra e lo porge ad Ayin: “Tò, datti una calmata amica, bevi anche questo” dice mentre le mette un braccio attorno alle spalle cercando di rassicurarla. “Ora calmati Ayin, respira, e cerca di spiegare ciò che hai detto prima. Ho sentito che hai detto cose ‘illusorio’…’scompariremo’…e ‘paggiano’ qualcosa…che intendevi?”. Kiwi comincia a spazientirsi: “allora Ayin, dai cerca di mettere insieme le parole, coraggio”. “Thurun” dice Ayin rincuorata dalla sua gentilezza “è una storia tremenda. Sembra che tutto questo posto non esista veramente… è un’emanazione di Karjano, un mago grande…ma pare sia stato sopraffatto da forze oscure e tutto sparirà” dice dolorante.

Marte si guarda attorno incredulo. “Incredibile!” sussurra mentre gioca a passare la mano avanti e indietro all’altezza della tetta di una ballerina immobile e semi – trasparente. Kiwi replica alle parole di Ayin: “Tutto? No, noi siamo qui e ci muoviamo e parliamo. Rianimiamo qualcuno di questi dormienti. “ . Intanto ad Ayin continua a tentare di spiegare allarmata: “Capite??? Prima al solo nominarlo tutto si è paralizzato e fermato. Questa realtà non esiste veramente. Quindi neanche noi. In pratica se Karjano non è noi non siamo!!! Vi rendete conto???”.

Intanto Marte accogliendo il suggerimento di Kiwi inizia a sbraitare alla ballerina: “Ehi! Sveglia! C’è nessuno in casa? Ehi, sveglia, ballerina! … niente da fare, è proprio come se non ci fosse più, come se ci fosse solo il riflesso della sua immagine. È molto strano, non avevo mai visto nulla del genere in al-di-là…” commenta pensieroso. Thurun guarda in silenzio Ayin. Poi comincia a ridacchiare nervosamente; “Ma che dici Ayin, tutto ciò è ridicolo… io ti vedo e ti parlo e vedo e parlo con Kiwi e Marte…” esclama; poi svuota lo zaino furiosamente, prende le pentole e comincia a sbatterle tra di loro. “Vedi? Anche queste pentole esistono, fanno rumore. Tutto questo dev’essere lo scherzo di qualcuno” tenta di spiegare a sé stesso.

Kiwi sancisce: “Se non esistiamo qui siamo da un’altra parte perché stiamo interagendo. Stiamo osservando da un altro piano”. Marte sbotta: “Scusate ma che state dicendo? L’unico posto in cui venivo felicemente a rifugiarmi ormai da mesi non dovrebbe esistere, secondo voi? Andiamo…” soffia poi il fumo del sicaro oltre la figura immobile della ballerina. “Il mio…il mio cavall…” la voce si strozza nella gola di Thurun allo sguardo del fedele cavallo poco lontano rimasto immobile come le altre figure del mercato. Corre verso di lui e tenta di afferrarlo per la criniera, ma non stringe che aria.

Kiwi si avvicina alla ballerina: “Scusalo, maschietto insolente!”; cerca di infilare la mano all’altezza del cuore e sente che qualcosa si muove. “È come un lucchetto e c’è una combinazione per aprirlo” dice. Marte risponde: “Di che lucchetto parli, Kiwi? Io non sento proprio un accidente quando passo la mia mano in mezzo a quei fantasmi.” Kiwi replica: “Lo sento, lo sento. È qualcosa che non fa parte di lei. Qualcuno l’ha messo lì! Il mago nero forse”. Poi chiede: “Ayin chi è il mago nero?”. “E se fosse così come vi ho detto? se noi non fossimo altro che un’emanazione magica di Karjano? Non abbiamo forse il dovere di risplendere nella luce e salvarlo? C’è uno scontro tra luce e tenebre. Vi prego amici prendiamone atto e agiamo” dice Ayin.

Marte esclama imbronciato “Ehi, io non me ne voglio andare da qui. Si ci sei tu Ayin, ma a parte questo sto bene! Thurun è un mio buon amico, distrugge gli alberi con le padelle, beve, rutta e si fa di funghi continuamente… Kiwi sta zitta di solito, ed è qualcosa che mi piace parecchio, e gli altri qui sono innocui. Si vive una bella vita, non me ne voglio andare di qui, uffa!” conclude infastidito mentre continua a giocare con la tetta trasparente della danzatrice. Ayin si rivolge a Marte: “Allora se non te ne vuoi andare, vecchiaccio, smettila con le tue ostilità, e coopera con noi. Dobbiamo svegliarci, sta accadendo qualcosa di urgente e grave” dice accorata. Intanto Kiwi si volta a guardare gli altri: “Come si fa?” incomincia a muoversi tra i banchi “che tristezza! È tutto immobile. Non sento profumi né voci né canti…non possiamo dargliela vinta”.

Thurun guarda per terra, lo sguardo perso nel vuoto, preso da una sensazione anch’essa di vuoto totale. D’un tratto gli viene in mente: “Ma certo! In tutte le situazioni strane, assurde o apocalittiche, ho sempre ricorso a te. Vecchio mio, parlami tu, cantino le tue note ed abbiano più consistenza di questi fantasmi”; seguita ad estrarre il flauto dallo zaino e intona una melodia che non aveva mai suonato prima, spinto da quello strano vuoto interiore, misto a tristezza mentre al suono della melodia emessa dal flauto, qualcosa sembra vibrare al centro del petto di tutte le figure immobili. Sembra che al suono del fluato di Thurun, alcuni pezzi delle figure del mercato svansiscano: chi perde un dito, chi dei capelli, chi un braccio. “Fermati Thurun! Smetti immediatamente di suonare!” tuona Marte terrorizzato. “Oh mamma mia” urla Ayin disperata alla vista dello smembramento incipiente. Thurun smette improvvisamente di suonare ma risponde a Marte: “No vecchio, voglio andare in fondo a questa storia. Se quel che dice Ayin è lontanamente vero, ormai nulla più mi stupisce. Dobbiamo vedere se rimane qualcosa di questi figuranti” e riprende a suonare. Marte allora gli strappa di mano il flauto. “Ma sei impazzito Thurun? Vuoi far svanire tutta la vallata nell’arco di una sola melodia? Non hai visto che cosa succede agli altri quando suoni??” Kiwi tenta di conciliare: “Non litigate! Dobbiamo unire le energie insieme, non disperderle! Focalizziamo tutti la stessa cosa”. Ayin dà corda a Kiwi: “Brava Kiwi, stavo cercando disperatamente di farglielo capire anch’io” ma Marte strappa il flauto di mano a Thurun, lo mette sul ginocchio e spinge, spezzandolo in due. Disperato alla vista dello strumento spezzato, ulteriormente confuso come se non bastasse tutta la situazione, Thurun si avventa su Marte tirandogli un pugno in faccia. Marte incassa il colpo emettendo un suono di dolore e, cadendo a terra, non può fare a meno di perdere la dentiera che cade nella polvere. Si rialza da terra e, correndo verso Thurun, grida sputacchiando: “Ti ammazzoooooo!!”.

Improvvisamente si ode una voce imperiosa proveniente dall’alto: “Voi che volete salvarmi! Guardatevi che state combinando! Ciascuno metta al centro il proprio talento!”. La visione del Maestro Karjano impressa nel cielo purpureo immobilizza Marte che guarda stupito. “Oh mio dio!!! Ma allora è vivo!” dice Ayin mentre cade a terra inginocchiandosi. Thurun, con le lacrime agli occhi per il flauto spezzato, è abbagliato dalla luce che cade dall’alto, dalla quale sembrano delinearsi dei contorni vaghi e sfumati. Marte rimane imbambolato guardando il cielo con la bocca aperta. Kiwi tira un sospiro di sollievo: “Meno male! Finalmente! Il maestro ci illumini che comincio ad andare in confusione sul da farsi”. La visione di Karjano svanisce però immediatamente e il cielo ritorna del suo colore normale, mentre tutto il mercato però continua a rimanere immobile.

“Noo che pizza! E poi neanche un altro boccale di birra. Almeno mi tiravo un po’ su. Dobbiamo vedercela noi a quanto pare” asserisce Kiwi. “E certo, arriva e poi scompare. Ma che maestro è ???” piagnucola Thurun ” E io sapevo suonare, ora come faccio che quello stupido vecchio mi ha rotto il flauto? Che vuol dire tirare fuori il talento? E perché se ne è andato, ho così tante domande…”.

“Ma lo capite o no che le cose stanno come vi dico io? Il Maestro Karjano è agonizzante!” dice disperata Ayin “Qui nella Valle pare siamo gli unici a poterci muovere e a poter fare qualcoas: dobbiamo trovare il modo di aiutarlo o spariremo anche noi! Era quello che cercavo di dirvi da un’ora!”. L’aria, nel frattempo, è divenuta più calda, Thurun e Kiwi sospirano guardando in alto il sole di mezzogiorno. “Beh…da dove cominciamo? Dove andiamo? Che dobbiamo fare?” si domanda Thurun; poi gli viene il lampo di genio: “Ragazzi, vi ricordate quello strano specchio che avevo raccolto nella foresta? Forse quello può indicarci la via”; tira fuori lo specchio dallo zaino e lo pone per terra, di fronte agli altri. Ayin entusiasta sentendo le parole di Thurun incoraggia: “Siiii lo specchioooo. È vero partiamo da lì, sono certa che in questo specchio troviamo risorse”; e come sempre non si sa se sta cercando di sedurre Thurun o di trovare una soluzione effettiva. Il sole illumina il mercato e manda raggi riflessi di tanti colori che attraversano le forme dormienti di tutti gli esseri e le cose. Thurun si ricorda che lo specchio era strano soprattutto per il suo retro, cosparso di pagliuzze dorate che assumevano varie forme. Si reca dietro lo specchio e osserva che le pagliuzze: si sono disposte in modo da formare un cerchio, con dentro una linea orizzontale con sopra quella che sembra un’onda. I raggi del sole rimbalzano sullo specchio e si dividono come se stessero attraversando un prisma, e rimbalzano ulteriormente all’interno delle forme spettrali degli abitanti immobili della Valle.

Ayin dice sconsolata: “La faccenda si complica, io in questo specchio non ci capisco niente”. In tutto ciò Marte sta ancora guardando il cielo. “Ma lo avete visto anche voi?” chiede dopo lunghi minuti di silenzio mentre, girando lo sguardo, inizia a cercare la dentiera a terra. I raggi del sole, rimbalzando, sembrano convergere verso l’entrata di una grossa tenda circolare poco distante, tipica dei venditori di orologi del sud-ovest. Una tendina viola copre l’entrata alla tenda, impedendo di vedere all’interno.

“Signori, sembra che faremo un salto in quella sudicia tenda” esclama Thurun mentre, noncurante, Marte chiede sputacchiando: “Qualcuno ha visto i miei denti, scusate? Ho perso i denti di nuovo…”. Ayin sospira sorridendo: “Certo che qui rischiamo di sparire tutti e tu vecchiaccio stai sempre a perdere tempo con questi denti”. Marte aguzza la vista e cerca nella polvere vicino a dove aveva ricevuto il pugno da Thurun. “Eccoli! Finalmente!” sputacchia scorgendo i suoi denti nella polvere, li pulisce con una manica della maglia e se li rimette in bocca. “Puah…che schifo, sanno di polvere…”. “Incollatela una volta per tutte!” ridacchia Kiwi. Thurun raccoglie da terra i pezzi del flauto rotto e li getta nello zaino.

Il gruppo si incammina verso la tenda.

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