La quercia e lo spirito dell’acqua

Marte è seduto coi piedi nell’acqua sul bordo del fiume. Strofina dei calzini. Li annusa, fa una faccia schifata mentre Thurun fischietta, gingillandosi con un sasso di una forma strana trovato a terra. Anche Marte fischietta: fischietta e annusa, faccia schifata, fischietta e strofina.

Il rumore del fiume severo e scrosciante si diffonde in tutta la valle, il profumo di muschio si fa sentire misto a quello delle primule

“Posso aiutarti? Sembra che i tuoi calzini siano molto stanchi” dice Ayin con tono da crocerossina. “Ah sei tu..ragazzina. Mi hai fatto prendere un colpo, lo sai? ” risponde Marte stupito. “Che vuoi dire?” dice Ayin risentita “e poi piantala di chiamarmi ragazzina!”.

Thurun smette improvvisamente di lanciare su e giù il sasso e lo osserva con più attenzione. “Ehi voi, non vi sembra strano questo coso?” “Che cosa ci può mai essere di strano in un sasso?” chiede Marte con aria noncurante mentre avvicina i calzini al naso di Ayin: “Secondo te, basta?” che risponde schifata “beh, una puzza notevole, indubbiamente!” “Lo sai qual è il tuo problema, Ayin? Ti incazzi sempre. Non si può parlare con te, te la prendi per tutto. E, onestamente, io qui ci vengo per stare in pace, mica per rompermi con le mocciose come te… ” “Marte ti hanno mai detto che sei un po’ cafone?” interrompe Ayin “Perchè nel caso mi fa piacere essere la prima!”. Marte rutta guardandola negli occhi, poi continua a strofinare.

“Ma tu guarda se devo avere a che fare con discussioni sui calzini putridi mentre qui ci sono pezzi ben più importanti da esaminare” bofonchia stizzito Thurun. “Sono solo vecchi fossili, nulla di più” dice dopo aver dato una sbirciatina al sasso. “Ne ho trovati a decine, non servono proprio a niente se non per rimbalzare sull’acqua se li sai lanciare bene: vuoi che ti insegni?” dice mentre cerca di strappargli di mano il sasso. Thurun allontana velocemente il sasso dal vecchio. “Lancia i tuoi calzini piuttosto, questo coso non è fatto per giocare!”.

Thurun continua: “Non so… una sensazione… e poi , questi segni incisi non sembrano essere stati causati naturalmente. Tu che ne pensi Ayin?” gracchia girandosi verso la ragazza che replica “Thurun caro, secondo me stai percependo qualcosa di importante!”. Marte scoppia a ridere: “ahahah!! Il sasso che parla, questa è bella Ayin!” ma Thurun sorride beota alla ragazza: ” Si si, è così , lo credo anche io. Solo …. ecco… cosa? ” “Thurun, sai io credo che lo spirito di quel sasso voglia parlarti” dice Ayin rincuorata dalla gentilezza di Thurun. “Spirito del … del sasso … ecco, ma certo, ma certo si… dunque vediamo…” Thurun comincia a parlare al sasso come fosse sua nonna.

“Ma sei rinfanciullito, Thurun?” chiede Marte “Parli a un sasso davvero? Roba da matti…” commenta mentre appende ad asciugare i calzini vicino al fuoco scoppiettante che arde affianco a lui… il profumo del legno bruciato si mischia con quello del fiume, del muschio e… dei calzini. Ayin sbotta “Marte, ma come ti permetti: sei un essere insensibile e sciocco!” si avventa su Marte e gli dà una spinta in difesa di Thurun; Marte si ribalta a gambe in su. “Hey, ma sei scema ragazzina? Che ti prende??”

Thurun: “Forse hai ragione vecchio, non succede proprio nien..” tutt’a un tratto il sasso comincia a vibrare nella mano e a diventare più caldo al tatto. “Ragazzi ma che succede… vedo tutto in modo strano…”

Il fiume rumoreggia, alcuni gorghi vanno e vengono, il suo scorrere caldo è ipnotico

Marte vede Presenzia che arriva di corsa mentre mentre va cercando arco e freccia che si ricorda bene siano lì da qualche parte, nei pressi del fuoco, e le chiede: “Hey, Presenzia, hai ancora un po’ di quell’erba magica che mi aiuta ad asciugare i calzini velocemente?” “Sì, ce l’ho l’erba magica per la puzza, vecchiaccio…” “Grazie Presenzia” commenta Ayin con fare estenuato “questa puzza è diventata davvero insopportabile!” “Butta nel fuoco, Presenzia, vediamo se succede come l’altra volta..” replica mentre cerca di rialzarsi goffamente da terra.

Thurun continua a tenere stretto lo strano sasso vibrante, comincia a barcollare e si accascia su un tronco d’albero caduto. “Io… non capisco… il cielo è di mille colori diversi…” . Comincia a delirare. “Ma che gli prende al cavaliere? che gli avete dato che vaneggia?” chiede Presenzia.

Marte, ripulendosi le braghe dalla terra, chiede ad alta voce “Qualcuno può per favore togliere dalle mani quel coso a Thurun? Non credo sia roba per bambini quella.. ” mentre il fuoco scoppietta e scintille di mille colori si spargono in giro. I calzini sono ora bianchi di una luce pulsante. “Ma la smetti di trattare Thurun come un povero demente?” strilla Ayin “lui può sentire, tu puoi sentire al massimo la puzza dei tuoi orrendi calzini” dice prendendo sempre più di punta Marte ma lui si infila i calzini bianchi e profumati e gli stivali. “Oh, adesso sì che è tutta un’altra cosa!” dice soddisfatto, ignorando Ayin, mentre si sente rinato. Aggiunge un legno al fuoco, gira lo scoiattolo allo spiedo che si sta cucinando.

“Certo che questo fiume è veramente strano” dice Ayin pensierosa mentre scruta l’acqua. “Strano? Che c’è di strano?” chiede Marte incuriosito anche se cerca di non darlo a vedere ad Ayin. Thurun d’un tratto si alza in piedi come se nulla fosse e con viso stranamente serio comincia a dire “Bianca è la marea del tuo viaggio ombroso, cupa la strada nel silenzio, conduci il cuore là dove le stelle danzano, prepara spazio al fuoco” . Dette queste sibilline parole si accascia completamente a terra svenuto. “Thurun, che ti succede?” Ayin corre vicino a lui cercando di salvarlo. Anche Marte guarda Thurun “Hey, ma ti senti bene? Roba forte, quella… ” Ayin accorre “Thurun che ti succede?”  ma lui si risveglia stropicciando gli occhi: si guarda intorno confuso. “Ma che è successo? Perché state bruciando dei calzini?” continua a vaneggiare leggermente. E’ invece l’odore della carne dello scoiattolo che si espande tra loro. “Deve essere pronto: guai a voi se vi avvicinate.. ” avvisa Marte mentre la crocerossina Ayin accarezza Thurun sulla testa “Thurun lascia che mi occupi di te, sei in delirio”.

Senza che nessuno se ne accorga, l’acqua assume per un momento una forma umana: sembra come un personaggio incappucciato che esce dall’acqua e vi si rimerge. La scena dura meno di un secondo e il rumore della figura si confonde con tutti gli altri rumori del fiume. Presenzia torna da una visita nei pressi del fiume “ma che state facendo allo scoiattolo?” “Non ti avvicinare” sogghigna Marte minaccioso a Presenzia. “Questo è il mio pranzo..”

La figura incappucciata esce e rientra un’altra volta nell’acqua, stavolta è più vicina alla riva, a circa due metri dal fuoco.

Presenzia: “ma quando mai!” esclama Presenzia che, con un balzo, cerca di prendere lo scoiattolino. Marte difende il suo pranzo sferrando un colpo sulla testa di Presenzia col suo bastone. Presenzia, che ha ritrovato arco e freccia, finalmente, prende la mira sulla veste del vecchio per non colpirlo ma fargli paura e scocca la freccia che centra il mantello del vecchio senza ferirlo “Vecchio lascia stare lo scoiattolo se vuoi vivere”; Ayin esclama “caspita, bel colpo Presenzia!”

Ayin prende in mano il sasso togliendolo dalle mani di Thurun ed esclama “ecco….questo spiega tutto: spore di funghi sul sasso”. Thurun le sorride mentre mette una mano in tasca cercando un fazzoletto, ma al suo posto trova qualcos altro. “Ehi, Ayin, ma perché ho una chiave in tasca? e perché c’è una specie di uomo acqua che ci guarda?” dice indicando la statua d’acqua incappucciata che li fissa.

L’acqua, per un momento dinuovo piatta, assume nuovamente la forma dell’incappucciato, stavolta a pochi cm dalla riva asciutta, scompare dinuovo come è venuta.

“Thurun, continui a vaneggiare, anche se la chiave è chiaramente una materializzazione. Uno spirito potente ti ha dato un messaggio che si è materializzato nella tua tasca” sostiene Ayin. Guarda la ragazza dubbioso. “Si ma che significa? Cosa devo aprire? Ora però meglio vedere di allontanare quel coso acquoso “. Riprende il sasso in mano e lo scaglia verso il minaccioso figuro. La sagoma d’acqua si scompone colpita dal sasso e diventa una pozzanghera. “A- aaaah beccato. Comunque, sì , questo fiume è proprio strano” commenta perplesso Thurun. Marte vede con la coda dell’occhio la sagoma diventare pozzanghera. “Cos’era quello?” chiede agli altri mentre si toglie la freccia dal mantello e la getta nel fiume

“Thurun, non temere, questo è un posto strano, ma non dobbiamo avere paura” seduttiva Ayin cerca di rassicurare Thurun che poco ci casca, anzi, commenta “Se lo dici tu Ayin… comunque se trovi in giro un altro di quei sassi fammi un fischio” ridendo sguaiatamente. Presenzia, dandosi un tono, commenta “si narra che qui esiste la sorgente di tutte le acque…”

Thurun, per cambiare argomento, chiede “Tutto bene vecchio? Quella ferita comincia a puzzare più dei tuoi calzini!” “Sto bene, sto bene” risponde Marte “voglio solo mangiare il mio scoiattolo.” dice avvicinandosi a dove giace per terra lo scoiattolo cotto, “e lo voglio fare prima che succeda qualcosa di troppo strano da interrompere il mio pasto, non mangio da giorni, accipicchia!” “Presenzia ti prego fai qualcosa. Quel vecchio è un mostro” implora Ayin melodrammatica ma Marte raccoglie lo scoiattolo e se lo mangia a grandi bocconi. “Buono” commenta poi con la bocca piena. Il profumo delizioso della carne si mischia a quello del bosco, del muschio e dei funghi. “Carne carne e sempre carne… che ne dite di abbinare a quello scoiattolo un po’ di queste erbette blu dall’aspetto delizioso?” chiede Thurun mentre comincia a raccogliere gli ortaggi. Presenzia tira fuori un po’ di more dalla tasca e se le mangia mentre commenta scocciata “per quel vecchio non si puo’ fare nulla”.

La pozzanghera si alza dinuovo assumendo nuovamente la forma della figura incappucciata: prova a procedere verso il gruppo ma si ferma quando sente il terreno asciutto sotto il suo “piede” trasparente. Thurun appoggia a terra le erbette raccolte e guarda la nuova figura incappucciata. ” Ah ! Quel coso si muove solo unendosi ad altra acqua. Presto , dobbiamo riscaldare tutto l’ambiente in modo da far andar via l’umidità”.

La figura d’acqua non risponde ma alza il braccio destro e indica col dito indice… ma cosa? Thurun prende un tizzone dal falò e comincia ad agitarlo in aria in direzione della figura incappucciata che si ritrae come spaventata ma continua a indicare coll’indice.

“Ma che diavolo..? Sta puntando in direzione di quella grossa quercia. Che significa?” si chiede Thurun. L’acqua fa di sì con la testa e agita il braccio in quella direzione numerose volte.

“Che cavolo è quel coso, mio Dio” si chiede Ayin che non aveva ancora notato la figura, rifugiarsi dietro a Thurun di scatto. Presenzia “presto andiamo verso la direzione che dice” e si affretta ad andare verso la quercia. Marte si pulisce i denti dalla carne. “Io non ci andrei se fossi in voi: e se fosse una trappola? ” “tu pensi solo a mangiare vecchio antipatico” replica Ayin stizzosa.  “Aaaah scempiaggini vecchio, andiamo a vedere che razza di scherzo ci combina quella quercia” dice Thurun entusiasta iniziando a muoversi in direzione dell’albero. Presenzia si accoda: “fai compagnia alla dama, io ed il cavaliere andiamo!”

Marte prende un sasso e lo scaglia contro la figura d’acqua che torna a farsi pozzanghera: un rumore di secchiata d’acqua accompagna la caduta della figura. Si inoltra nella radura, tutta fatta di ombre e rugiada. Thurun osserva attentamente l’albero mentre si gratta il mento. Appoggia una mano sul tronco e avverte una specie di rumore interno, come una serratura bloccata. “Presenzia , appoggia la mano sull’albero anche tu, c’è qualcosa di strano qua”. Presenzia inizia a tastare l’albero che ha un suono metallico all’interno e trova una fessura “avevi una chiave in tasca con te cavaliere?” ” Chiave ? Quale chiave? Aaaah già questa…. diamine hai ragione, vediamo se funziona”. Inserisce la chiave nella serratura e prova a girare.

Nel frattempo la figura d’acqua riappare, non più nella pozzanghera ma 1 metro dentro il corso del tiepido fiume. Fumo e vapore la avvolgono di quando in quando. Rimane immobile, sembra guardare quello che fa il gruppo. Ayin corre a guardare le acque del fiume “Ehi guardate li’, ma quello è un vecchio orologio portato dal fiume” si sporge per vedere meglio ma scivola in acqua. “Ayin, tutto bene?” chiede Marte. La figura d’acqua sembra guardare perplessa Ayin: si porta una mano al mento trasparente con fare pensieroso mentre Marte Se la ride.  “Che diavolo ridi, vecchio rintriciullito” sbotta Ayin sputacchiando acqua. Marte prende un altro sasso e lo lancia sulla figura d’acqua. “Ma te ne vuoi andare?” dice alla figura mentre lei si scompone nella solita secchiata d’acqua e si ricrea. ”

Dall’altra parte, dal tronco si stacca una forma quadrata a mo’ di porta rivelando l’interno dell’albero. “Presenzia, hai visto che roba? Vuoi dare un occhiata a cosa c’è nell’albero?” “entriamo dai, sono curiosa di vedere che c’è dentro” risponde lei. Thurun si avvicina per sbirciare all’interno della pianta e vede una specie di scala a pioli che scende nelle profondità della terra. Presenzia entra nella fessura che si è formata: dentro lo spazio sembra essere molto piu’ grande lo spazio rispetto all’esterno.

Al fiume, Ayin esce tutta bagnata cercando di asciugarsi sul mantello di Marte. “Ho preso questo orologio dalle acque, sono sicura che non può essere un caso che sia arrivato a me” dice fiera. “Ecco, su questo hai ragione, Ayin: il fiume non regala mai nulla per caso. Cos’hai trovato?” chiede Marte. “Guarda, è un orologio particolarissimo. Non ha lancette. Sono sicura che è importante”. Marte avvicina l’orecchio all’orologio: “Sembra ci sia un ticchettio, Ayin, non ti pare?” “Infatti, vecchio scemo, ticchetta come un orologio normale, ma non vedi, non ha lancette e non ha meccanismi dentro”. Marte, ignorandola, grida: “Hey voi, venite a vedere cosa ha trovato Ayin qui! Ma dove si sono cacciati quei due piccioncini?” “ma come piccioncini” commenta Ayin seccata “io sono sicura che Thurun abbia un debole per me!” “Nooo, scordatelo, Ayin.. ma non hai visto con quali occhi a forma di cuoricino la guardava tutto il tempo?” La figura acquatica scuote la testa sconsolata come a indicare che qui nessuno del gruppo capisce niente. “tu lo dici solo per farmi arrabbiare, quali occhi a cuoricino?”

Dalla zona della quercia Thurun replica “Ma piccioncini a chi?? Piuttosto venite voi, qui si scende da qualche parte”; anche Presenzia risponde a gran voce “venite voi a vedere questo albero: ha qualcosa all’interno!”

Marte propone “Andiamo a vedere che combinano quei due.. non vorrei che ci ritorvassimo nel giro di poco invasi da copie di Presenzia in mignatura che assaltano alberi di mele e cespugli di more come degli indemoniati… ” Thurun grida gracchiante ” Per tutti gli spiriti della foresta! Volete decidervi a venire qua e portare con voi l’orologio? Se vogliamo vedere dove va a finire questa scala meglio farlo tutti insieme.” “e va bene arriviamo” replica Ayin seccata “… prima che fate 200 bambini” dice indignata e si mette in movimento; tenendo stretta il suo cimelio al petto raggiunge Thurun per mostrarglielo. Presenzia commenta “dai non dargli retta, non mi interessa sto cavaliere, prendilo te, ma venite dai che qua c’è da scoprire qualcosa”.

Marte guardando la figura d’acqua chiede “per favore, puoi spegnere tu il fuoco?”. La figura fa un gesto e una secchiata d’acqua si abbatte rumorosa sul focolare che inizia a sbuffare fumo. Si incammina verso l’albero sentendo sotto di sè il rumore degli stivali a contatto con la vegetazione umida.

Ayin dice “Thurun, guarda cosa ho da mostrarti. E’ un orologio speciale!”  “Ooooh eccoti qui finalmente Ayin. Fammi dare un’occhiata a questo coso. ” Gira e rigira l’orologio con finta aria da esperto. ” Ma non ti sembra che serva a riflettere qualcosa?” Marte giunge a un passo dalla porta. “Quello che mi piace di questo posto è che si scopre sempre qualcosa di nuovo, accipicchia” Afferma entusiasta mentre annusa il profumo di muffa e di cantina proveniente da dentro l’albero. Presenzia gli chiede “ehi vecchio ti sei fatto amico l’uomo acqua?” “A dire il vero, Presenzia, non ho visto se sotto la veste avesse il pisello… ” dice ridendo sguaiatamente.

“Thurun cosa pensi ci voglia dire questo tempo senza tempo?” chiede Ayin seduttiva. “ma guarda sta zozzetta…”commenta Presenzia strabuzzando gli occhi verso il cielo mentre Ayin replica” “Senti carina, ti ho sentito sai? Vai a tirare le tue frecce da cupido da un’altra parte, bellezza” dice a Presenzia prendendola di punta” “io non sono dalle mezze parole tu sei una gattamorta, questo è quello che penso” replica Presenzia mentre Marte rincara la dose “Ayin, non hai speranza” dice sarcastico, “E’ inutile che ti incazzi per niente, non lo vedi come è cotto di lei? Cotto a puntino!” dice stuzzicandosi i denti per rimuovere gli ultimi pezzetti di scoiattolo dalla dentiera. “Ehy ma perché tanto litigare.. qui c’è Maaaarte libero per voi.. chi mi vuole?” dice cerando di sfoggiare il meglio di sè, come potrebbe fare un vecchio bavoso ubriaco a un’osteria di paese muovendosi come a una sfilata di moda: per farsi ammirare allarga il pesante mantello e rotea su sé stesso per far vedere la merce alle donzelle. Presenzia esclama “ma cosa fai vecchio!” ridendo divertita e anche un po’ disgustata. “Hey, ma la smettete di ignorarmi, voi due pollastrelle?” dice Marte spazientito.

Thurun guarda sornione le donzelle “Via via, fanciulle, non v’è bisogno che litighiate per me”. Poi, cercando malamente di apparire duro e impassibile si rivolge ad Ayin ” Beh, innanzitutto che non c’è un minuto da perdere. Vediamo cosa si può fare con questo aggeggio”. Prende l’orologio dalla mano di Ayin, sfiorandola e nascondendo il rossore delle guance. Inclina l ‘orologio verso il solo , i cui raggi luminosi attraversano l’aggeggio diffondendo molta luce all’interno del tronco: il tronco all’interno è ricoperto da muschio, se ne sente l’odore e la consistenza, è buio ma qualche raggio di sole riesce ad entrare ogni tanto.

“Senti Thurun, vorresti venire insieme a me al mercato a vendere questo oggetto, andiamo via insieme da qui” dice Ayin sempre più seduttiva afferrandolo per un braccio per appartarsi con lui mentre Thurun le appoggia una mano sul braccio sinistro ” Magari più tardi , ora perché non mi accompagni a vedere quella stanza laggiù?” sotto la nuova luce, osserva l’interno del tronco con meraviglia. Balbetta “Ehi gente, ma laggiù c’è una specie di stanza!” annuncia a tutti. “E se andassimo solo io e te? si?” implora Ayin speranzosa ma Thurun bofonchia sommessamente “Beh, qui continuo a dire che c’è una stanza sotto un albero e a nessuno importa un fico, ebbene andiamo”. “No, come puoi dire così Thurun, a me importa tantissimo” dice Ayin ormai disposta ad andare all’inferno con lui!”

Marte, ancora scocciato, scende circa dieci scalini: gli occhi fanno fatica ad abituarsi. Tira fuori dal suo sacco la sua lanterna con le lucciole. “Me ne sono rimaste poche e sono anche un pò scariche” dice guardando la timida luce, “ma proviamoci!” “Vecchio, ma quando sei entrato nell’albero?” esclama Thurun sorpreso. “Innamorato! Non ti accorgi proprio di niente, eh?” dice Marte guardandosi intorno. Una goccia d’acqua gli cade esattamente sulla nuca. “Qualcuno di voi ha una fiaccola o una fonte di luce alternativa alla mia, apparte la vostra luminosa bellezza?” chiede tentando di fare ancora il cascamorto con la parte femminile del gruppo. “Infatti che ci fa questo vecchio sempre in mezzo” commenta Ayin e di nuovo lo afferra e gli dà una spinta ma Marte stavolta si pianta sul terreno per non perdere l’equilibrio.

Una stanza larga, rotonda, un diametro di circa 10 metri si apre agli occhi dei presenti. Piccole finestrelle da cui filtra un pò di luce della superficie, larghe quanto feritoie, circondano il cerchio sotterraneo. La vista si sta ancora adattando e la lanterna di Marte inizia a dare cenni di cedimento definitivo.

“Ma dove s’è ficcata Presenzia? Qualcuno l’ha vista?” chiede Thurun ma Ayin, subito pronta, esclama “Non pensare a lei Thurun, è così svampita quella povera ragazza…” poi pentita aggiunge “Ma non è che Presenzia si è fatta male?” con un improvviso moto compassionevole. “Io vado a cercarla!” ma Presenzia giace nelle profondità dell’albero cercando di riprendersi da una bella caduta.

“Guarda Ayin ! ” grida Thurun come un bambino ” Guarda quella specie di sarcofaghi di pietra attaccati al muro. Cosa saranno?”. Si gira verso il vecchio con aria preoccupata “Dannazione, come faremo senza la tua lanterna?” ma Marte è occupatissimo nel fare lo sgambetto a Ayin, così, per dispetto che, senza poter opporre resistenza, cade rovinosamente per lo sgambetto mentra urla “Presenziaaaaaaaaaaaaa, dove sei?” . Marte fa finta di niente e si avvicina ostentando curiosità: “Già, guarda! Che belle, chissà cosa saranno mai, tu che ne pensi Thurun?” dice facendo finta di guardare affascinato i sarcofaghi mentre con la coda dell’occhio guarda se Ayin si è accorta del suo sgambetto.. “eh eh.. ” sogghigna. Ayin dice tra i denti “vecchio con te facciamo i conti dopo” .

Presenzia sente la voce di Ayin “sono qua sotto venite usate la scala, quella che non ho visto io!” Ayin, dolorante per la caduta, va a cercare le scale indicate da Presenzia “Eccoti finalmente Presenzia, stai bene?” chiede soccorrevole mentre smtte temporaneamente di odiarla e di esserne gelosa ma Presenzia non risponde perché osserva le profondità: c’è un piccolo laghetto luccicante… luccicante di lucciole  che danzano meravigliosamente tutto attorno. “Venite a vedere qui c’è uno spettacolo meraviglioso!”

Al piano di sopra… “Ok la luce sta davvero finendo. Io risalgo ad accendere un fuoco e porto qualche ramo acceso quaggiù. ” si prodiga Thurun. Inizia ad avviarsi ma inciampa maldestramente su una specie di leva di pietra. D’un tratto la stanza si illumina con una luce violacea. La luce sembra attivare qualche strano meccanismo e dai sarcofaghi si sente come il rumore di uno scatto. I coperchi di pietra cadono a terra rivelando all’interno nove figure. Marte, stordito e impaurito dal tonfo, inizia a precipitarsi verso l’uscita. Correndo, la maniglia della lanterna cigola e gli scalini bagnati rendono difficile la risalita.

Thurun si rende conto di non capirci più niente. “Ma che vogliono dire quei simboli? Non si riesce a vedere bene cosa c’è in quei sarcofaghi, nel frattempo diamo un’occhiata a quel laghetto” . Si avvia verso la stanza sottostante interna all’albero. Ritrovandosi davanti a un laghetto sul quale volteggia un folto gruppo di lucciole esclama “Questo posto è ancora più strano del fiume”. “Si, dove sono gli altri?” chiede impensierita Presenzia “Non ne ho idea, credo che il vecchio si sia dileguato. Ma cosa c’è là?” Thurun punta il dito verso un’altra stanza che si scorge nella penombra. Presenzia incoraggiante : “andiamo a vedere”.

Appena i due si muovono notano che le lucciole che volavano sopra il laghetto si spostano nella loro stessa direzione, anzi, li anticipano facendo luce nel percorso. Presenzia e Thurun entrano in una stanza completamente vuota, dove osservano il gruppo di lucciole disporsi su una parete formando una particolare figura luminosa, che sembra prender vita ed esprime un gesto di saluto verso i nuovi arrivati. “Quindi questo è il famoso fiume ombroso, dove esistono figure che prendono forma da altre entità, cavaliere”, spiega Presenzia.

“Salute a voi, o viandanti. Sapete forse voi perché siete giunti qua? “ la voce esce dalla figura sulla parete, e Thurun indietreggia spaventato e incuriosito allo stesso tempo. “Diamine presenzia, posso capire il sasso allucinogeno, la forma d’acqua, ma questo che diavolo è?” chiede confuso. La figura risponde al quesito di Thurun: “ Qui ogni anima è un’ombra che prende vita grazie alla natura, all’acqua, al fuoco, alle creature. Thurun sgrana gli occhi sbalordito, e risponde alla sagoma sul muro: “Quindi tu…ecco…noi…è grazie alla nostra presenza qui che riesci a parlarci?”. La sagoma replica “Grazie alle lucciole posso palesarmi a voi, altrimenti sarei invisibile ai vostri occhi.” continua come ridacchiando “Rifletti meglio viandante: sono io che sto parlando, o siete voi?”

Presenzia cerca di tranquillizzare Thurun “Non ti spaventare, queste ombre amano divetirsi, Thurun”.
Rassicurato da presenzia, Thurun si siede per terra più calmo e lo scenario cambia. Sulle parenti appaiono figure di luoghi lontani, ma in qualche modo familiari, come persi tra i meandri della memoria. “Presenzia… tu cosa vedi?”. “io vedo e sento le mia antenate amazzoni, avverto la loro presenza” risponde lei…

 

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