Il mondo che verrà: io l’ho visto.

Mentre scrivo è il 1 novembre 2020. Il mondo, visto da qui, sfreccia a velocità supersonica verso vaccini obbligatori, reddito di sudditanza basato sul social rating e campi di concentramento per i dissidenti. Ieri sul sito di Salvatore Brizzi ho letto in questo articolo la sua previsione. Una previsione uguale per sovrapposizione ai sogni ricorrenti che mi capita di fare in questo periodo.

“Coloro che hanno sviluppato un certo grado di coscienza si riuniranno in COMUNITÀ, le quali a un certo punto otterranno un riconoscimento ufficiale dai Governi, in modo da non dover essere sottoposte alle stesse imposizioni degli altri, pur restando nell’ambito della legalità. Potrebbe essere che emerga un uomo politico che si prodigherà per legalizzare l’indipendenza delle comunità rispetto al Governo centrale, le quali potranno esistere pagando una tassa al Governo.

Le comunità avranno le loro scuole, coltiveranno il loro cibo e potranno commerciare tra di loro sia beni che servizi. Dai media tali comunità saranno ridicolizzate e presentate in maniera negativa, come se si trattasse di fanatici negazionisti delle epidemie, sovranisti, no-vax, xenofobi… e qualsiasi altra cosa si inventeranno nei prossimi anni. Questo ha un suo risvolto positivo poiché, in tal modo, solo pochi sentiranno il desiderio di farne parte, come è giusto che sia, in quanto tale genere di società “a misura d’uomo” non può funzionare per milioni di persone.

In ogni caso, poiché la Vita ha una sua intelligenza, chiunque sarà pronto per farne parte, ne farà parte.”

Come ho già detto in varie occasioni, “giocando” a Karjano ho notato un’immediata intensificazione della quantità e della qualità della mia attività onirica. Sogno tanto. Almeno due notti su tre mi accorgo di fare sogni estremamente intensi. A volte sono terrificanti e, in questo caso, il più delle volte mi confronto con l’essere costretto a uccidere un altro essere umano. A volte sono molto belli. Mi accontento di questo aggettivo: bello. Non ci sono parole per descrivere la bellezza di questi sogni. Desidero, ricollegandomi alla previsione di Salvatore Brizzi, condividere con te i due più significativi che, fino ad oggi, mi sono capitati.

Il primo

Una città. Dietro a me un grosso edificio, poteva essere una stazione ferroviaria capolinea, come quella di Milano o Roma per intenderci. Davanti a me, una larga strada in discesa, caratterizzata da edifici bassi ai lati. Mi trovo all’interno di un mercato rionale composto da tende e bancarelle. Sento che l’atmosfera che si respira tra la gente è bellissima: cordialità, amicizia, risa. Sto cercando un paio di stivali da pioggia ma gli unici stivali che trovo tra le bancarelle degli splendidi commercianti sono dei doposcì che mal si adattano al clima caldo della città. Oltrepasso la strada, mi trovo all’interno di un piccolo negozio che, sebbene sia all’interno di un comune edificio, percepisco far parte almeno nella funzione e nello “spirito” al mercato rionale appena visitato. Una commerciante anziana, cordiale, genuina mi accoglie e si dispiace di non potermi aiutare. Nemmeno lì, niente stivali da pioggia.

Passeggio in una stradina laterale e mi trovo in una casa a due piani condivisa da studenti di età universitaria: tutti ridono, si baciano, mi accolgono scherzosamente tra loro anche se sono un vegliardo confronto a loro.

Ritorno sulla larga strada principale in discesa e, in compagnia di altri passanti, due uomini e una donna, attraverso un lungo ponte ad arco che mi porta nella parte più bassa della città. Da lontano vedo un grande parco: tutti corrono, ridono, giocano, si divertono. Il clima dell’intera città è disteso, sereno, amabile, gioioso, frizzante, consapevole, unico. Ricordo di aver fatto notare ai miei accompagnatori quanto questa città, che nel mio immaginario onirico chiamavo Sidney, fosse diversa da quelle a cui siamo abituati in occidente: una città in cui gli individui si erano rifiutati di pagare le tasse al sistema e, come direi oggi in base alle conoscenze che sto acquisendo in materia, si erano autodeterminati esseri umani, entità divine incarnate fatte di corpo, sangue, anima e spirito; esseri liberi.

Poi, una gita in barca per raggiungere un paesetto su una costa vicina: il piccolo traghetto ospitava una cinquantina di festosi personaggi che vivevano la gita con lo stesso clima di cordialità, amicizia e risa che caratterizzavano l’intera città. Attraccati al molo, io e la mia compagna ci dirigiamo verso il centro di questo paese per esplorarlo ma la strada era bloccata: impraticabile da enormi pozzanghere, quasi dei laghetti o delle piscine. Ci rimbarchiamo sul traghetto ma ci accorgiamo di non avere i soldi per il biglietto. Il personale dice che non c’è problema: ci portano lo stesso se ci accontentiamo di sederci in una grande cabina rumorosa dalle pareti verdi dedicata ai giovani di terza classe.

Il sogno si conclude in un clima di festa con il capitano del vascello che tra risa, cordialità e amicizia stretta in un attimo con ragazzi che non conoscevamo, fa servire gratuitamente una bella pastasciutta per tutti i viaggiatori di terza classe come noi.

Il Secondo

Cammino per dei vicoli della mia città natale, Trieste. Affianco a me, a distanza di qualche metro, 2 persone con la mascherina chirurgica indossata per la paura del contagio. Le tollero. Dopo poco si fermano e entrano in una casa grigia. Proseguo per le stradine ombrose fino a che mi trovo a un incrocio: davanti a me spazio aperto, colline. A destra… non ricordo. A sinistra: una discesa di una cinquantina di metri con case grige basse alla sinistra e spazio aperto sulla destra. In fondo a questa discesa, il mercato; mi incammino verso le bancarelle e sul muro noto la targa con il nome della via: tutti sanno, nel sogno, che questa via si chiama Zolda ma il nome ufficiale riportato sulla targa è Via Zolde. Raggiungo il mercatino: un mercato molto, molto simile a quello della Valle del Momento nella mappa di Karjano.

Bancarelle coperte da drappeggi marroni si estendono a vista d’occhio. Inutile dire: il clima tra le persone è ottimo e ti mette di buon umore scuotendoti fisicamente dal profondo. Tutti ridono gioviali; la merce esposta, quella che riesco a vedere io è prevalentemente artigianato, bella, luminosa, trasmette serenità e energia positiva.

Alla fine della discesa, dentro l’ultimo edificio che faceva angolo con la strada o la piazza che questa intersecava, un bar. Entro in questo bar: è bellissimo. L’emozione mi prende alla gola: la sensazione di pace, amore, armonia e serenità che si respira tra queste mura dipinte in modo alternato di rosso e di verde è inimmaginabile. Ricordo di aver usato il bagno e, mentre mi asciugavo le mani con una tovaglietta di carta,  mi guardavo intorno e mi continuavo a ripetere: “ma quanto è bello stare qui”. Elena, la proprietaria del bar, si fa avanti cordiale. Le spiego che non ho soldi per acquistare niente nel suo bar e, di sua spontanea volontà, decide di regalarmi un caffè affinché io mi senta accolto nel suo locale.

Il sogno si conclude con Elena che mi dice di telefonare a un certo numero telefonico stracarico di 5 (numero al quale, il giorno dopo, ho provato a telefonare sentendomi rispondere “Il cliente è temporaneamente non raggiungibile”).

Il mondo che ci aspetta

Non so se Brizzi abbia o meno ragione. So che questi due emozionanti sogni sono stati tra i più belli della mia vita e so che, dentro di me, non appena ho letto le parole di Brizzi non ho potuto fare a meno di collegare la sua visione alle mie esperienze oniriche.

Scelgo dunque di fare finta che tutto ciò sia dietro l’angolo, pronto ad accogliere l’umanità che vorrà farne parte. Sarà fantasia? Sarà ipocrisia? Sarà voler nascondere la testa sotto la sabbia? Forse, ma mi fa stare incredibilmente bene custodire nel mio cuore quelle risa, quel clima di Pace tra la gente, quel mondo incantato di serenità che ho vissuto in prima persona in questi due contesti, tanto vividi da lasciare un segno così profondo a distanza di mesi.

Ci vediamo in Karjano: chissà che, frequentando il mercato della Valle del Momento nel nostro mundus imaginalis, magari proprio assieme ai nostri amici e familiari di al-di-qua, non si contribuisca a realizzare questa esperienza anche nella nostra realtà quotidiana.

Condividi questo post, invita i tuoi amici, cari e conoscenti a incontrare il maestro Karjano e a compiere il Lavoro con noi nella Valle del Momento.

Di cuore.
Francesco Nano

 

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