Fiume nero

Da sotto il ponte non si vede la luce diretta del sole ma solo il suo riflesso. L’acqua scorre tranquilla. Marte allunga il braccio e intinge la mano per prendere una sorsata d’acqua. La mano sente la temperatura tiepida del fiume, l’acqua ha un gusto dolce, pulito. Anche Kiwidinok si avvicina all’acqua e vede il proprio riflesso.”Che strano” pensa “Ci sono tanti altri riflessi dentro ma non c’è nessuno qui fuori”dice mentre, girandosi, intravede solo Marte.

“Cosa stai boffonchiando, indiana?”” chiede con tono calmo e pacifico muovendo la mano nell’acqua e concentrandosi sul rumore che ne esce. Kiwidinok smuove l’acqua per vedere se i riflessi scompaiono ma un guizzo enorme d’acqua la bagna e strane figure escono dall’acqua. Indietreggia impaurita mentre le figure prendono forma ingrandendosi.”Non le vedi anche tu?” chiede rivolgendosi a Marte stupefatta. “Ma sì” risponde serafico Marte “sono i soliti fantasmi del fiume.. qualche giorno fa uno di loro ci ha guidato in una grotta segreta… Sono fatti d’acqua.” Uno delle figure stranamente sembra riuscire ad emettere dei suoni. “Strano la volta scorsa il fantasma non aveva parlato.. ” “Ma sono amici o nemici” chiede Kiwidinok a Marte aggiungendo “sono un po’ confusa”. “Né l’uno né l’altro, indiana; si fanno i cavoli loro e noi ci facciamo i nostri, salvo quando si divertono a venire a rompere le scatole con le loro stranezze alle brave persone che vogliono solo bere al fiume”.

Il rumore delle foglie avvisa che il vento ha incominciato a soffiare caldo nella valle. Alcune foglie dei salici lì attorno cadono nell’acqua ticchettando.

Kiwidinok si rilassa sentendo la risposta e incomincia ad osservare i cerchi d’acqua che si formano mentre smuove la mano. L’acqua è limpida, calma. Rimane ad ascoltare. Ora quelle forme spiritiche le sembrano più famigliari. Le girano intorno lasciando un lieve vento che sembra un canto. Ha voglia di cantare e parole escono dalle sue corde inebriate da quel leggero soffio.

“Aaahhh!!! La maledizione di Presenzia. Quella rompe anche quando non è qui. Ti ha insegnato lei a cantare stranezze, vero!?”

“Non ne so nulla della maledizione, allora vogliono incantarmi!” “Ma no, che hai capito? Stavo scherzando! Presenzia è quella che ti ha piantato la freccia nel braccio. Non credo proprio che a questi suonati interessi di incantarti.. che se ne farebbero mai?” dice masticando una foglia di sicaro.

Le nuvole iniziano a coprire il sole. Una leggera brezza fredda inizia a rompere le uova nel paniere. L’acqua del fiume si scurisce al cambio dei colori nel cielo. C’è odore di inverni lontani. “Ci si mette anche il meteo adesso. nemmeno nella Valle si può stare in pace, accidenti!” sbotta infastidito Marte.

Kiwidinok si toglie le scarpe. Sente sotto i piedi scalzi la terra morbida. Si avvicina all’acqua che, però, improvvisamente, da tiepida diventa gelida. Un colore scuro si mischia all’acqua. Da monte il fiume inizia a colorarsi di scuro. Non si capisce se sia nero, rosso sangue, viola o un misto. Piano piano, il limpido fiume incomincia a cambiare il suo volto. “Hey, Indiana, esci dall’acqua!” avverte allarmato ma Kiwidinok non sente Marte e all’improvviso vede che il colore dell’acqua diventa porpora: “È sangue!” grida innorridita.”No, ha un odore strano…” sussurra dopo aver meglio esaminato il liquido.

“Esci dall’acqua stupida di un’indianina, accidenti! Che roba è quella?” grida allarmato. A monte il fiume è nero, a valle è ancora limpido. La linea di divisione tra i due colori, netta, passa davanti ai due e inizia ad allontanarsi seguendo la corrente.

Kiwidinok esce dall’acqua ma le restano i piedi macchiati. “Devo togliere queste macchie appiccicose, mi prude!!”

Si avvicina a guardare i piedi di Kiwidinok. Lo strano liquido si comporta in modo strano: è come se osasse sfidare la forza di gravità. A un esame più attento però, il liquido si rivela essere composto da piccolissimi insetti, simili a vermetti che si spostano all’unisono creando forme simili a quelle che potrebbe creare della vernice colata sulla gamba dell’indiana ma in continuo, lento movimento. “Che schifo!” Grida Kiwidinok inorridita mentre incomincia a saltare qui e li per scrollare quei parassiti. “Vogliono il mio sangue!” strila mentre salta sempre più in alto come i Masai africani gridando “UhUh!!”

“Fermati, fermati! Sta ferma! Se fai così non posso aiutarti!” ordina Marte spazientito mentre con la coda dell’occhio vede i fantasmi del fiume: anche loro sono scuri adesso, non più di acqua cristallina. “E voi che volete? Prima danzate e poi vi trasformate. Non posso fidarmi di questo mondo che sto vedendo. Non e’ un posto molto sicuro. Chi siete veramente? Non ho paura di voi, voglio sapere!” Uno degli spiriti si avvicina. “Aiuto…” sussurra con una voce flebilissima esternata con uno sforzo visibilmente al di là delle proprie possibilità. La figura scompare nelle tobide acque.

“Credevo fosse un posto sicuro, La valle!” borbotta la ragazza delusa. “Come li stacco adesso?”
“Proviamo a vedere se col fuoco se ne vanno queste bestiacce”. Marte rova dei legnetti e della paglia e prova ad accendere un fuoco. sfregando rapidamente i legnetti tra loro. Il fuoco si accende e Marte vi posiziona subito uno stecco da far ardere. Quando prende fuoco lo avvicina alle gambe invase dai parassiti di Kiwidiok. “Brucia,brucia” strilla mentre inizia a soffiare facendo anche cadere qualche gocciolina di saliva. “Cercano di resistere ma si stanno staccando” dice sollevata.

“Bestiacce, ma cosa accidenti sono? Mai visto nulla del genere”. Un rumore di passi sopra il ponte. “Forse dovremo chiedere se qualcuno sa qualcosa. Ehi lassù!” grida cercando di farsi sentire dai passanti. “Che vuoi che ne sappiano! Sono solo passanti! In effetti il rumore di passi si allontana. Nessuna risposta da sopra il ponte.

“Hey ma… Eccolo di nuovo! Il fantasma risucchiato! Guarda è li, ci sta guardando!” dice Kiwidiok. “Senti bello se vuoi darci una mano daccela sennò abbiamo altro da fare! Sbotta nei confronti dello spirito del fiume. “Aiuto…” si sente di nuovo dalla flebile voce e di nuovo lo spirito scompare nell’acqua.

Kiwidinok osserva l’acqua e al centro si forma un cerchio di colore argento che si allarga e si stringe pulsando come un battito. Si sente attirare e si gira verso Marte e propone “Andiamo?” “Ma sei matta? Vacci tu se vuoi! Non ti sei nemmeno ancora tolta i parassiti che ti vuoi fare un altro giro nel fiume nero? Prego, accomodati… Donne, questa poi è più strana delle altre che ho incontrato qui. ” Spegne il fuoco con gesto sicuro e sale sul ponte. “Voglio vedere se anche il resto del fiume è scuro oppure se è stato solo un evento di passaggio Buon bagno!” saluta ironico la ragazza arrampicandosi sull’argine per salire fino al ponte. Pianta le mani nell’erba e tra i sassi dell’argine per tirarsi su. E’ stranamente più in forma del solito e scatta facilmente fino ai 10 metri di altezza che separano il fiume dalla parte calpestabile del ponte.

“Ma Marte! Dobbiamo aiutare lo spirito! Lui può dirci qualcosa. Più lui affonda più si fa buio e questi parassiti salgono. Andrò… forse più tardi. O cercherò dei compagni e poi ci andremo.” Si allontana con le gambe ancora un po dolenti ma piena di speranza. Sale per un piccolo sentiero a quattro zampe mentre la terra le entra nelle unghia. Si scosta i capelli e si sporca il viso con la terra. Sente tanta energia,ora. Si volta, guarda il fiume e le sue luci e ombre ed è un po’ triste perché lasciato li lo spirito in difficoltà. “Tornerò presto!” promette.

Marte si ferma sul parapetto del ponte a guardare l’estuario di Lago del Tempo. Il lago sembra aver da poco smesso di riversare il nero dei parassiti e l’acqua, pian piano, inizia in lontananza a tornare pulita. “Hey indiana, ne hai ancora addosso?”

“Non ne ho più ” ricorda ancora la sensazione del fastidio. Lo schifo, il prurito. “Ma perché non ci lasciano in pace?” si chiede. Il pensiero dello spirito in difficoltà non la lascia.”Non ti lascerò li sotto” borbotta, “Tornerò più preparata”. Si gira verso Marte “Se non lo farai tu, certamente qualcun altro mi aiuterà!”

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